25 Luglio 2024
Benvenuti al Museo del Tartufo delle Colline Samminiatesi
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Via IV Novembre, 20
56028 San Miniato (PI) - Italy
10:00-13:00 / 15:00-18:00
Sabato, Domenica e festivi
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TRADIZIONI LOCALI

26-03-2024 10:08 - Articoli
Da oltre un secolo il tartufo è una risorsa molto importante per San Miniato. Originariamente molti tartufi venivano trovati dai maiali che erano allevati all'aperto nei campi e ne andavano ghiotti. Scavavano sotto terra e lo divoravano. Altre volte, poiché i tartufi crescevano anche a fior di terra e i contadini riempivano senza volerlo i corbelli di queste "patate profumate".

L'importanza commerciale del tartufo, invece, fu scoperta alla fine dell'Ottocento. La storia locale ricorda che a cavallo del secolo giunsero a lavorare alla bonifica nella campagna di San Miniato dei Romagnoli. Furono loro, con i loro cani, a insegnare a cercare i tartufi. Di quei viaggiatori è rimasto solo uno sbiadito ricordo. Si dice che arrivassero a piedi, passando l'Appennino camminando per diversi giorni. Ad ogni autunno, i Romagnoli tornavano e si fermavano, alloggiati alla meglio dalle famiglie locali. Spesso lasciavano i loro cani nelle famiglie delle frazioni della Valdegola per riprenderli la stagione successiva. Nacquero così amicizie e amori. Questa è per esempio la storia di Stanislao Costa, detto Stagnazza, nato a Casola Valsenio (1875). Giunse a Balconevisi con altri tre tartufai, sposò Amelia Pieragnoli, e qui si stabilì per sempre.

Un'altra tradizione trova le radici del commercio del tartufo in una famiglia locale, parliamo di Eugenio Gazzarrini (1885). Se da bambino era lui stesso cercatore di tartufi, più tardi iniziò a vendere i cani da tartufo. Da lì probabilmente cominciò anche l'attività di commerciante. La famiglia Gazzarrini, oltre ad avere una bottega, gestiva anche le fornaci per varie fattorie. Quello delle fornaci era pure un lavoro stagionale. Spesso gli operai che venivano a lavorare erano di altre regioni del nord. Forse proprio fu proprio da questi scambi che maturò in Eugenio la consapevolezza di stabilire rapporti con la realtà piemontese di Alba e delle Langhe. Gazzarrini divenne il pioniere per il commercio verso il Piemonte per San Miniato. Confezionava lui stesso le scatole che spediva per posta o per ferrovia già nei primi anni del secolo. Non mandava solo tartufi freschi ma anche conservati. Nel 1924, infatti, fu premiato alla Mostra Circondariale per "conservazione di tartufi bianchi in scatola".

Nel Novecento erano tante le persone esercitavano l'attività di tartufaio, si ricorda Cesare Toni (1892-1918) di Corazzano, censito all'anagrafe nel 1911 proprio come "tartufaio". Nelle campagne erano molti a dedicarsi a questa attività. Quasi tutti erano boscaioli o contadini che arrotondavano il loro magro reddito con la ricerca dei tartufi. Molti abitavano nei poderi intorno al paese: a Buecchio, a Fornacino, a Montoderi, a Collegalli. I tartufai erano talmente tanti rispetto a oggi che per contarli bisogna immaginare che per ogni famiglia delle campagne a sud di San Miniato c'era alemno una persona che andava a fare i tartufi. Anche le quantità dei tartufi raccolti sono cambiate, quel tempo erano diffusissimi. Secondo quanto raccolto dagli archivi delle famiglie storiche (Gazzarrini) se ne raccoglieva quotidianamente anche 70-80 kg, all'anno si arrivava a cirfre 741,8 kg di tartufo bianco (Gemignani). Queste cifre si raccoglievano in annate eccezionali, come quella del 1954 quando fu trovato il tartufo bianco più grande del mondo.
 
 

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